venerdì, ottobre 06, 2006

MUTUI Restare in Sella ai Tassi

Restare in sella a i tassi


Obbligazioni, fondi, mutui e prestiti personali sono sensibili all'andamento dei saggi d'interesse, che entro la fine dell'anno saliranno dello 0,5%. Ma la strada per difendersi c'è.

Le autorità monetarie europee, compreso il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, lo hanno detto a chiare lettere: i tassi d'interesse nel Vecchio continente, che da un po' di mesi a questa parte hanno imboccato un trend all'insù, sono ancora troppo bassi e cresceranno ulteriormente. Di quanto? Dello 0,25% nelle prossime settimane e di almeno mezzo punto percentuale entro la fine dell'anno, dicono gli esperti delle case d'affari. E il costo del denaro, oggi fissato al 3%, si avvicinerà alla soglia del 4% nel corso del 2007.
Niente di male, se tutto ciò serve a fermare le spinte inflazionistiche innescate dai rincari delle materie prime e dalla crescita economica. Certo è che i risparmiatori non possono rallegrarsi. È il caso di chi, durante gli anni passati, ha puntato sul settore obbligazionario e oggi vede i prezzi dei bond battere la ritirata. Oppure di chi si è indebitato ed è costretto a veder salire il peso delle rate. Quali sono le vie d'uscita per sfuggire alla morsa del caro-denaro? Economy lo ha chiesto agli esperti, prendendo in esame quattro categorie di strumenti d'investimento e di risparmio.



GLI EFFETTI SUI MUTUI


Se la Bce portera' il costo del denaro al 3,25%, decidendo domani un nuovo aumento dei tassi, ed interverra' con un ulteriore rialzo dello 0,25% prima della fine dell'anno, per i mutui a tasso variabile l'operazione costera' ''da un minimo di 146 euro (per un decennale di 100mila euro) ad un massimo di 670 euro (per un ventennale di 200mila euro).


Lo calcola l'Adusbef, indicando anche che ''si profila una ulteriore tegola su titoli del debito pubblico, mutui e prestiti''. Per prestiti personali e credito al consumo l'associazione di consumatori stima un aumento ''da 93 a 453 euro''.
Per lo Stato, sempre ipotizzando ''un tasso di riferimento che a fine 2006 si attestera' probabilmente al 3,50%'', l'Adusbef prevede ''un conto salatissimo'': ''Finanziare il debito pubblico italiano costera' a regime 16 miliardi di euro, 3,3 miliardi ogni aumento di 25 punti base''.



MUTUI. Secondo le simulazioni Adusbef, un mutuo di 100.000 euro a 10 anni al 4,75 per cento comporta una rata mensile di 1.048,48 euro o semestrale di 6.339,21. Un aumento del tasso al 5,00 comportera' un aumento di 12,18 euro sulla rata mensile (+146,16 annui) o di 75,50 euro sulla rata semestrale (+151,00 euro l'anno). Se dal 4,75 per cento il tasso dovesse passare al 5,25 il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 24,43 euro (293,16 l'anno) o di 151,49 euro sulla rata semestrale (+ 302,04 l'anno).



Un mutuo di 200.000 euro a 20 anni al 4,75 per cento comporta una rata mensile di 1.292,45 euro o semestrale di 7.800,44. Un aumento del tasso al 5,00 comportera' un aumento di 27,48 euro sulla rata mensile (+329,76 annui) o di 166,80 euro sulla rata semestrale (+333,60 euro l'anno). Se dal 4,75 per cento il tasso dovesse passare al 5,25 il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 55,23 euro (+662,76 l'anno) o di 335,42 euro sulla rata semestrale (+ 670,84 l'anno).



PRESTITI. Tra le diverse simulazioni dell'Adusbef, indica una nota del presidente Elio Lannutti, ''ricorrere a prestiti per l'acquisto di elettrodomestici ed altri prodotti per la casa (con un prestito di 6mila euro in 5 anni) comportera' un aumento complessivo della somma rimborsata nei 5 anni di circa 93 euro''. ''Per arredare casa, o acquistare una vettura di piccola cilindrata (prestito di 15mila euro in 5 anni) si sborseranno mediamente 228 euro in piu'.
''Per affrontare spese di maggiore entita' (30mila euro in 5 anni) occorrera' provvedere con 453 euro in piu'''.



RISPARMI. ''Per le famiglie (sempre meno) che invece di dover ricorrere al credito, possono risparmiare, cresceranno sia i rendimenti dei titoli di Stato (20.000 euro investiti in BoT annuali al 3 per cento - ultime assegnazioni - in crescita dal 2,5%) renderanno 525 euro netti, 87,5 euro in piu' dei precedenti. Ma tale guadagno minimo - indica l'Adusbef - e' destinato ad essere quasi totalmente azzerato dall'armonizzazione prevista delle rendite finanziarie con l'aliquota unica al 20 per cento). Mentre il decreto Bersani sulla reciprocita' dei tassi - se correttamente applicato, portera' circa 2 miliardi di euro, su base annua sui depositi bancari e postali e la minore tassazione sugli stessi (dal 27 al 20 per cento)''.

DOPPIO EFFETTO.
Il caro-tassi avrà un duplice effetto sul mercato dei titoli di Stato: renderà attraenti le prossime aste del Tesoro, che saranno sempre più generose nei rendimenti, e sarà invece una zavorra per le quotazioni dei bond già collocati sul mercato, assai poco competitivi in termini di cedole rispetto a quelli ancora da emettere.
Ormai da quasi un anno a questa parte, tra i gestori prevale una raccomandazione: quella di giocare in difesa, cioè di posizionarsi soprattutto sulle scadenze brevi, in particolare sui Buoni ordinari del Tesoro (Bot) trimestrali, semestrali e annuali, oltre che sui titoli a tasso variabile come i Cct. Per Massimo Lucco Borlera, direttore investimenti di Sella Gestioni, vi sono opportunità di acquisto anche tra le emissioni con vita residua tra i 18 e i 24 mesi.
Da alleggerire, invece, le posizioni sui Btp di durata intermedia, cioè tra 3 e 10 anni, secondo Alex Ricchebuono, co-head financial institutions di Janus International. Abbastanza limitati saranno i contraccolpi per le scadenze lunghissime, cioè i Btp fino a 30 anni, "i cui rendimenti dovrebbero stabilizzarsi, nei prossimi mesi, attorno alla soglia del 4%" dice a Economy Adam Cordery, strategist del fondo Sisf Fixed Income di Schroders.
Il rischio aumenta sulle obbligazioni societarie. Tuttavia, il segmento dei corporate bond ha retto bene di fronte agli ultimi rincari del costo del denaro. Il merito va soprattutto ai processi di ristrutturazione messi in atto da molte imprese, che sono riuscite a tenere sotto controllo l'esposizione finanziaria e a migliorare il proprio merito di credito.
Sarà così anche in futuro?
È difficile rispondere di sì, secondo i gestori, anche perché l'economia mondiale, benché in salute, si avvicina a un rallentamento che lascerà un segno negativo sugli utili societari. Risultato: per i corporate bond non si preannuncia una fase particolarmente brillante. Per Lucco Borlera bisogna scegliere con attenzione gli emittenti guardando a un merito di credito intermedio, cioè con un livello di indebitamento non troppo elevato e un rating attorno alla singola B o la tripla C.

FONDI PESANTI.
Come da copione, la crescita dei tassi d'interesse e il conseguente ribasso dei bond già collocati sul mercato rappresentano una zavorra per la performance dei fondi obbligazionari. Gli investitori devono mettere in conto il rischio di ottenere rendimenti negativi, evitando però di fare di ogni erba un fascio. Perché non tutti i fondi sono destinati a muoversi nella stessa direzione.
"In questo momento" dice Ricchebuono "vedo favoriti gli obbligazionari globali, che sono meno condizionati dalla dinamica dei tassi in Europa ed esposti su diverse aree geografiche, come i mercati emergenti o gli Usa, dove il rialzo del costo del denaro è ormai quasi al termine". Inoltre, secondo i gestori, le quotazioni dei bond soffriranno soltanto nel breve periodo.
Chi ha sottoscritto prestiti personali durante gli anni scorsi può stare tranquillo: il caro-denaro non avrà conseguenze sulle rate, perché questa categoria di finanziamenti, nella grande maggioranza dei casi, è a tasso fisso.
"Nel recente passato il settore del credito al consumo è divenuto sempre più competitivo e alcuni operatori hanno cercato addirittura di andare controcorrente, cioè di abbassare i costi dei prestiti per catturare nuovi clienti, mentre i tassi di mercato continuavano invece a salire" dice Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.

ADEGUAMENTI IN VISTA.
Ma sarà difficile che la storia si ripeta. Di fronte a ulteriori manovre rialziste della Banca centrale europea, molti intermediari si adegueranno al trend in atto. Dunque, chi ha intenzione di indebitarsi nel prossimo futuro è meglio che anticipi i tempi, per non rischiare di imbattersi in una rata un po' più pesante del previsto.
La soluzione non è altrettanto facile per i mutui. I finanziamenti immobiliari, in particolare quelli erogati negli ultimi anni, sono in gran parte a tasso variabile. Va da sé che il caro-denaro farà sentire il proprio peso sulle tasche dei debitori. Deve preoccuparsi chi non ha ancora acceso un mutuo, ma si appresta a farlo nei prossimi mesi. "Per non rischiare, si può optare per i prestiti a tasso fisso" dice Anedda "senza dimenticare, però, che i finanziamenti di questo tipo costano l'1% in più all'anno di quelli a interesse variabile".
La sicurezza ha dunque un prezzo, benché il differenziale citato da Anedda oggi sia molto ridotto rispetto al 2004, quando sfiorava addirittura il 3%. L'offerta sul mercato è articolata e, negli ultimi anni, sono arrivate sul mercato nuove categorie di prodotti studiati dalle banche proprio in vista del rialzo del costo del denaro: meglio scegliere con attenzione, magari con l'ausilio di un consulente.

di Andrea Telara
Panorama Economy
4/10/2006

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