martedì, ottobre 31, 2006

Usa, le case frenano i consumi

Nelle ultime settimane si sta intensificando il dibattito sull’andamento del settore immobiliare Usa che è divenuto il principale arbitro dell’economia Usa in seguito al notevole supporto offerto ai consumi. Nella seconda parte dell’anno i segnali di rallentamento sono stati molti. Perché mai il settore è tanto temuto? A ben vendere i timori nascono soprattutto per gli effetti indiretti sui consumi. Nell’ultimo anno e mezzo infatti i consumatori Usa hanno contratto un enorme ammontare di mutui offrendo come garanzia il valore incrementale della propria abitazione, ossia, come si suol dire in gergo, hanno estratto valore dalla propria abitazione sfruttando i vertiginosi aumenti dei prezzi. Tale valore estratto ha raggiunto cifre notevoli nel 2005 e presumibilmente anche nel 2006, pari a circa 250Mld (fonte Freddie Mac), ossia circa il 2% del Pil Usa. In questo modo i consumatori Usa hanno potuto anche fare meno ricorso alle più tradizionali carte di credito il cui utilizzo infatti è nettamente diminuito fino al semestre scorso. A partire da maggio si è cominciato invece a registrare un ritorno alla vecchia carta di credito che presenta però un costo notevolmente superiore: circa 14% rispetto al 6% dei mutui trentennali ed inoltre gli interessi non sono deducibili fiscalmente come invece nel caso dei mutui. I consumatori sono stati costretti ad abbandonare il molto più conveniente strumento dei mutui dal momento che i prezzi delle case hanno prima cominciato a crescere molto lentamente e poi addirittura a calare. A quel punto non vi era più garanzia ulteriore da offrire alle banche per chiedere ulteriori mutui e di conseguenza si è ripiegato sulla carta di credito. Visto il maggior costo di quest’ultimo strumento ed in considerazione anche del fatto che i tassi di mercato a breve sono nel frattempo aumentati incrementando anche le rate dei mutui a tasso variabile, è lecito immaginare un impatto sui consumi nei prossimi mesi. Si tratta però di un fenomeno che potrebbe essere molto graduale in quanto vi sono diversi fattori che potrebbero attenuarlo (spesa per investimenti delle imprese, spesa per costruzione nel settore non residenziale, livello del greggio più basso rispetto agli ultimi mesi). Nel frattempo la Fed potrebbe mantenere i tassi fermi per tutto il prossimo semestre nell’attesa che gradualmente si attenuino anche le spinte inflattive.
Fonte: Affari&Finanza (la Repubblica)

In Emilia cresce il mercato dei mutui

Il dato piacentino spiegato con il fatto che la città è più vicina agli insediamenti lombardi con un alto livello di mobilità
In Emilia cresce il mercato dei mutui
La provincia di Piacenza in controtendenza fa segnare un -6,1%

BOLOGNA - Il mercato dei mutui in Emilia-Romagna continua a crescere: nel primo semestre ha registrato un valore di 2.949 milioni, con un incremento del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2005.
In controtendenza la provincia di Piacenza che fa segnare un -6,1% con 141 milioni di erogato.
Il dato è stato reso noto da Banca per la Casa del gruppo Unicredit il cui amministratore delegato, Pasquale Giamboi, in una conferenza stampa ha sottolineato che la crescita è dovuta "sia all'alta incidenza degli affitti sui conti delle famiglie sia al livello dei prezzi degli immobili, che resta alto". Secondo Giamboi, l'espansione del mercato a fine 2006 dovrebbe arrivare al 15-17%, con livelli di poco superiori all' andamento dell' ultimo triennio. L'incremento del mercato dei mutui è avvenuto però in presenza di un rallentamento delle transazioni immobiliari, -2,3% rispetto al primo semestre 2005, con domande per importi medi tra 100.000 e 200.000 euro e durate tra 26 e 30 anni. Il cliente tipo ha un' età di 30-34 anni ed è un lavoratore dipendente. Nella classifica di Banca per la Casa, l'Emilia-Romagna continua ad essere uno dei mercati più dinamici a livello nazionale: è infatti al terzo posto dopo Lombardia e Lazio e prima di regioni-locomotive dello sviluppo come Veneto e Piemonte. La provincia che, sempre nel primo semestre, ha erogato di più, è Bologna con 746 milioni (+13,6%), seguono Modena (521 milioni, +18,3) e Reggio Emilia (434, +24,5%). A trainare il mercato, soprattutto nel Modenese e nel Reggiano - ha spiegato Giamboi - è soprattutto il lavoro con i nuovi occupati (e una buona quota di immigrati) che allargano l'insediamento urbano (fenomeno particolarmente significativo a Sassuolo, Carpi, Maranello). Ma incidono pure separazioni e divorzi e il costo molto alto degli affitti che, spesso nel caso di studenti, spingono all' acquisto della casa. Tra le varie province, quella che ha mostrato il maggiore incremento rispetto al 2005 è stata Rimini (163 milioni di erogato pari al +27,9%). Forlì ha registrato un incremento del 13,2% (199 milioni), Parma +9,1 (266), Ferrara +8,6% (192), Ravenna +1,7% (286). In calo Piacenza con un -6,1% (141 milioni). Il dato piacentino - è stato detto - si può spiegare in parte con il fatto che si tratta di una città "eccentrica" rispetto al resto della regione, più vicina agli insediamenti lombardi e con un alto livello di mobilità, al contrario di quanto avviene per l' emiliano medio che ha abitudini più stanziali.
Quest' anno per la prima volta Banca per la Casa ha realizzato in collaborazione con Sda Bocconi una indagine centrata sull' atteggiamento del cliente emiliano-romagnolo rispetto al mutuo. Il dato sorprendente è che chi intende sottoscrivere un mutuo, nel 77% dei casi non sa cosa sia e nel 61% sente che qualcosa gli sfugge. Per informazioni, il 90% degli interessati si rivolge allo sportello bancario, il 24% ad amici e conoscenti, il 19% all' agenzia immobiliare e il 14% si informa su internet (c'è già un 3% di mutui erogati attraverso contatti on-line).

Fonte: Libertà

sabato, ottobre 28, 2006

UniCredit prepara securitisation mutui Cordusio da 2,5 mld euro

MILANO, 27 ottobre (Reuters) - UniCredit (CRDI.MI: Quotazione, Profilo) prepara una cartolarizzazione di mutui residenziali performing da 2,5 miliardi di euro che dovrebbe debuttare sul mercato a breve dopo il roadshow previsto la prossima settimana, riferisce una fonte di mercato.

Ubm è sole arranger dell'operazione che coinvolge lo stesso Ubm accanto a Citigroup, Rbs and Hvb come joint lead manager e bookrunner.

Il portafoglio cartolarizzato attraverso l'emissione, ibattezzata Cordusio 3, è costituito da mutui ipotecari performing originati da Unicredit Banca per la Casa.

Fonte: http://www.borsaitaliana.reuters.it

venerdì, ottobre 27, 2006

Italia, S&P's vede nuove operazioni Rmbs in arrivo per 5-7 mld

MILANO, 26 ottobre (Reuters) - Standard & Poor's ritiene che nei prossimi mesi da quattro a sei nuove operazioni di cartolarizzazione di mutui residenziali potrebbero debuttare sul mercato italiano per un totale di 5-7 miliardi di euro.

In un rapporto trimestrale sul settore italiano dei titoli 'residential mortgage backed' (Rmbs), l'agenzia sottolinea la buona performance di questa classe di attivi in termini di collaterale delle operazioni.

"I volumi collocati sul mercato sono ora pari a circa 11 miliardi di euro, 12% più del totale dei titoli Rmbs cui S&P's ha dato rating nel 2005", si legge in un comunicato.

"In termini di emissioni attese, da circa quattro a sei operazioni, per un totale variabile tra i 5 e i 7 miliardi di euro, potrebbero arrivare sul mercato nei prossimi mesi",

Secondo l'analista di S&P's Giorgio Frascella il ciclo di stretta monetaria inaugurato dalla Banca centrale europea a dicembre scorso non dovrebbe avere un impatto significativo sulla capacità di rimborso dei mutui, a dispetto della prevalenza di mutui a tasso variabile in Italia.

Frascella prevede che il settore degli Rmbs confermi la sua relativa forza nel resto del 2006.

S&P's nota poi come i rimborsi sui mutui in anticipo rispetto alla scadenza nelle transazioni Rmbs italiane continuino ad aumentare gradualmente. Il tasso medio di rimborso anticipato sui mutui è ora leggermente superiore al 6%.

Per quanto riguarda le azioni di rating, S&P's segnala due updgrade, un CreditWatch positivo e uno negativo, quest'ultimo non legato alla performance degli attivi cartolarizzati.
Fonte: http://www.borsaitaliana.reuters.it/

Elsa di Gati e Fabrizio Frizzi discutono di mutui

“Cominciamo bene”: la puntata di domani

(AGM-LSP) Nella prossima puntata di “Cominciamo bene”, in onda venerdì 27 ottobre alle 9.50 su Raitre, Fabrizio Frizzi ed Elsa Di Gati si occuperanno di un tema di grande interesse: mutui-casa, una scelta difficile? Ospiti in studio Roberto Anedda, Direttore Marketing Mutui On Line, Gianfranco Terriero, Direttore Centrale ABI, Fabio Picciolini, Segretario Nazionale Adiconsum.
Alle 11.00 la parola passerà a Licia Colò con il suo “Animali e animali..e”. In apertura di puntata spazio all'attualità: dopo la graduatoria delle città più inquinate d’Italia, Licia Colò cercherà di capire con l’aiuto di un pneumologo l'effetto dell'inquinamento sul nostro respiro.
A seguire uno spazio dedicato ai colombi presenti in massa in tante città: i numeri di questa invasione e i consigli su come difendersi.
Fonte: http://tv.lospettacolo.it/

Mutui, avanti tutta

Nonostante i cinque ritocchi all’insù dei tassi d’interesse - che hanno toccato quota 3,25% - e il monito della Banca centrale europea - che ha annunciato una nuova stretta sul costo del denaro entro fine anno -, gli italiani continuano ad investire nel mattone.

E per coronare il sogno della casa si rivolgono alle banche che alla fine di agosto hanno concesso alle famiglie prestiti per acquistare immobili residenziali per oltre 236 miliardi di euro, 19 miliardi in più rispetto alla fine del 2005.

La fotografia sui prestiti richiesti alle banche è stata scattata dalla CSEI (Centro Studi sull’Economia Immobiliare).

In particolare, il tasso di variazione a un anno è prossimo al 15%, un valore nettamente superiore a quello medio dell’area dell’euro (11%) ma inferiore a quello registrato nei mesi precedenti (a dicembre 2004 era quasi del 20%).

La vivacità del mercato trova conferma nei dati relativi alle erogazioni. Nei primi sei mesi del 2006 sono stati concessi nuovi mutui per un ammontare pari a 31.700 miliardi di euro, il valore più elevato registrato in un singolo semestre.

Analizzandola distribuzione geografica dei prestiti, rispetto al periodo corrispondente dell’anno precedente, la crescita è stata sostenuta con una media nazionale del 20,5%, in particolare nelle Regioni del Nord Ovest (24,7%) e del Mezzogiorno (24,4%); nel Centro la crescita è stata del 19,1%, mentre nel Nord Est è stata solo del 12,5%.

Dati positivi che secondo le previsioni rimarranno elevati anche per il 2007, seppur in flessione in termini percentuali dal momento che varierà l’andamento dei prezzi degli immobili, l’inflazione, i redditi delle famiglie che in questi ultimi anni sono rimasti sostanzialmente stabili e un’offerta, sempre più ampia di prodotti specifici e caratterizzata da una notevole concorrenza tra gli istituti di credito specializzati nel settore.
Fonte: Miaeconomia

mercoledì, ottobre 25, 2006

Isi Financial: stipula accordo commerciale con B.P.E.Romagna

MILANO (MF-DJ)--Isi Financial, societa' di intermediazione finanziaria per il target "subprime" nata a luglio 2006 dal Gruppo Angelo Costa, ha stipulato un accordo commerciale con la Divisione Consumer (Gruppo B.P.E.Romagna) per offrire il servizio della cessione del quinto dello stipendio a quella fascia della propria clientela costituita da extracomunitari in regola, con un contratto di lavoro dipendente.

La copertura assicurativa dell'istituto mutuante per il caso di interruzione del rapporto di lavoro del debitore, per qualsiasi causa, prima dell'estinzione del finanziamento sara' fornita da Net Insurance, societa' partecipata da Swiss Re e dal gruppo Capitalia, che detiene una quota di mercato vicina al 45% delle coperture assicurative per la cessione del quinto.

"La cessione del quinto e' il prodotto di credito piu' conveniente tra i prestiti personali perche' presenta una minore rischiosita' e puo' essere concesso a tassi molto piu' vicini a quelli dei mutui che a quelli dei prestiti classici" ha dichiarato Alessandro Voglino, d.g. di Isi Financial. "Si tratta del primo accordo di Isi Financial con il gruppo Bper", ha continuato Voglino, "ma stiamo approfondendo la possibilita' di stipularne a breve altri per la fornitura di nuovi prodotti e servizi per il nostro target, come carte di credito, prestiti personali e mutui". Com/pl

Fonte: Borsa Italiana

Cresce in regione il mercato dei mutui per la casa

Gli ultimi dati diffusi da Bankitalia, confermano che in Emilia Romagna cresce il trend del mercato dei mutui sottoscritti per l'acquisto di un immobile, nonostante siano diminuite le compravendite.

Secondo le cifre diffuse da 'Banca per la Casa', la banca immobiliare del gruppo Unicredit, nei primi sei mesi dell'anno la cifra erogata per mutui dagli istituti di credito della regione, è cresciuta del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2005.
Ammonta a 2 miliardi e 949 milioni di euro la somma che gli sportelli regionali hanno distribuito da gennaio a giugno, circa un decimo del totale nazionale pari a 31 miliardi e 716 milioni di euro.

Sempre considerando il primo semestre 2006, in regione la crescita dei mutui non va di pari passo con il numero delle transazioni immobiliari (38mila), che se in Italia sono più o meno stabili con un + 0,4%, in Emilia Romagna sono scese del 2,3% rispetto al 2005. Cresce invece del 3,8% il fatturato delle compravendite, attestandosi a 5 miliardi e 500 milioni di euro.
Fonte: Modena 2000

martedì, ottobre 24, 2006

La dinamica del debito americano

MILANO - Nel gergo anglofilo della pubblicistica economica un trilione sta per mille miliardi. Il valore in dollari del prodotto interno lordo degli Stati Uniti è stato pari a 12,4 trilioni di dollari nel 2005. Il valore in dollari raggiunto a metà del 2006 dall’indebitamento delle famiglie americane si è attestato a 12,4 trilioni di dollari. Il numero è stato recentemente aggiornato dalla Federal Reserve nella pubblicazione periodica sul flusso di fondi tra i settori istituzionali. Tenendo conto della sfasatura di un semestre tra i due dati, ad ogni dollaro di prodotto degli Stati Uniti corrisponde oggi poco meno di un dollaro di debito delle famiglie americane. Non è poco.

Guardando all’Italia, i dati ci dicono che il PIL del 2005 è stato pari 1,4 trilioni di euro mentre l’indebitamento delle famiglie italiane alla fine dello scorso anno si è attestato intorno agli 0,4 trilioni di euro. Per un euro di prodotto lordo da noi ci sono meno di 30 centesimi di debito familiare. Meno di un terzo rispetto a quanto accade in America. La peculiarità delle famiglie USA vale anche nel confronto rispetto a paesi del Vecchio Continente finanziariamente più sofisticati del nostro. In Francia, ad esempio, il rapporto tra debiti finanziari delle famiglie e prodotto interno lordo si è attestato nel 2004 intorno al 40%. In Germania è pari al 70%. In Spagna è del 63%. Nella media dell’area dell’euro ci si colloca intorno al 55%, ben al di sotto del grado di indebitamento raggiunto ora negli USA.
Ciò che colpisce del debito delle famiglie americane, oltre al livello, è la dinamica. Alla metà degli anni Novanta il rapporto tra i debiti finanziari delle cosiddette “household” e il PIL era pari al 66% negli USA. Saliva al 72% nel 2000. Oggi ci avviciniamo al 100%. E dall’inizio del nuovo millennio la progressione annuale di crescita dei debiti delle famiglie americane non è mai scesa al di sotto del 9% con punte reiterate dell’ordine del 12%. Nell’ultimo quinquennio il debito degli americani è salito a ritmi esattamente analoghi a quelli della crescita del prodotto non negli USA, ma in Cina. E’ questa l’impressione che coglie chi legge i numeri pubblicati nella prima delle 85 tabelle riportate nel bel documento della Fed sul flusso dei fondi. Andando avanti nella pubblicazione, si scopre che il grosso del debito delle famiglie americane è fatto di mutui sulla casa. Parliamo di 9,3 trilioni di dollari. Con un cambio di 1,25 dollari per euro, si tratta di un ordine di grandezza non molto inferiore al valore del PIL dell’intera area euro nel 2005.

Per parecchi anni la crescita dell’economia americana ha tratto vantaggio da un poker di elementi: la continua ascesa dei prezzi e delle quantità scambiate sul mercato degli immobili, il vivace andamento degli investimenti in costruzioni, i bassi tassi di interesse, la capacità tutta americana di estrarre liquidità spendibile dalla rivalutazione delle case attraverso un aumento dell’indebitamento familiare. Tra la fine del 2000 e la metà del 2006 la ricchezza immobiliare delle famiglie americane è quasi raddoppiata passando da 11,4 trilioni a 20,3 trilioni di dollari. Negli stessi anni un aumento speculare è stato segnato dalla consistenza dei mutui residenziali in capo alle “household” che in cinque anni e mezzo è pressocché duplicata rispetto ai 4,8 trilioni di dollari del 2000. La Fed ha stimato che una parte maggioritaria degli aumenti dei mutui degli anni recenti sia legata a operazioni di rifinanziamento rese possibili dalla concomitanza tra i bassi tassi di interesse e il costante apprezzamento delle quotazioni immobiliari. E tra il 2000 e la metà del 2006, oltre ai mutui, è aumentato anche il credito al consumo. L’ammontare in questione è salito del 33%, da 1,7 a 2,3 trilioni di dollari. Tradotto in euro, il credito al consumo di cui godono le famiglie americane equivale al PIL della Francia.

Negli USA, debiti e mattone hanno prodotto molta crescita, ma anche crescenti squilibri. La propensione al risparmio delle famiglie americane è divenuta negativa nel 2005: dal +2% sul reddito disponibile registrato ancora nel 2004 si è scesi al -0,4% dello scorso anno e al -0,7% stimato per quest’anno. Facendo i conti in dollari, nella prima metà del 2006 il deficit di risparmi rispetto al reddito disponibile degli americani, una volta proiettato sul base annua, supera i 60 miliardi rispetto ai 35 del 2005. L’eccedenza dei consumi sul reddito delle famiglie si riflette sul disavanzo di parte corrente degli USA che si avvia quest’anno ad avvicinare la soglia del 7 per cento sul PIL. I risparmi negativi degli americani premono sulla capacità produttiva del paese e creano spinte inflattive di origine interna che si leggono negli aumenti effettivi della cosiddetta “core inflation”. Dal lato del cambio, le pressioni verso un maggiore deprezzamento del dollaro sono state contenute dalla corrente di acquisti di titoli americani da parte degli investitori stranieri, soprattutto asiatici. Ma i dati sul flusso dei fondi aggiornati dalla Riserva federale segnalano che l’appetito del resto del mondo per la carta del tesoro americano sta diminuendo. Negli ultimi due anni il peso crescente del debito delle famiglie e la delicata situazione del mercato immobiliare hanno indotto la Fed ad usare prudenza nella manovra di rialzo dei tassi di interesse. Oggi le cose appaiono complicarsi ulteriormente. Si osservano i segni di rallentamento dei consumi privati che decelerano nel II trimestre ad un tasso annuo di incremento del 2,6%. Si tratta di movimenti attesi, considerando gli effetti ritardati di un biennio di aumenti dei tassi di “policy”. Ciò che attira maggiormente l’attenzione è la netta correzione di rotta del mercato immobiliare e dell’industria delle costruzioni. Il “Beige book” pubblicato dalla Fed lo scorso 12 ottobre parla di un diffuso raffreddamento del settore degli immobili residenziali. L’ultimo bollettino mensile della NAR, l’associazione degli agenti immobiliari americani, segnala ad agosto un calo dei prezzi registrati nelle vendite di case esistenti pari a poco meno del 2% su base annua. Con riferimento allo stesso periodo del 2005, il prezzo medio di una casa scende da 229mila a 225mila dollari. Il numero delle vendite diminuisce di circa il 13% rispetto ad un anno fa. Gli immobili non nuovi che risultano invenduti salgono di più di un milione di unità in un anno, dai 2,8 milioni di agosto 2005 ai 3,9 milioni di agosto 2006. Riguardo alle case nuove, sui conti del secondo trimestre del PIL americano il contributo degli investimenti in costruzioni residenziali è stato negativo ed ha sottratto quasi ¿ di punto ad una crescita annualizzata complessiva di 2,6 punti percentuali. Di fronte alla flessione dell’immobiliare qualcuno ha paventato il rischio che l’economia americana possa entrare in recessione. Si tratta di apprensioni eccessive. Secondo Philippe d’Arvisenet, global chief economist di BNP Paribas, è ragionevole prevedere un netto rallentamento, ma non ci sono fondati motivi per attendersi una recessione negli Stati Uniti. Nelle previsioni compiute dagli economisti del gruppo transalpino la crescita degli USA potrà calare dal 3,3% stimato per il 2006 all’1,6% previsto per il 2007. Il calo dipenderà, soprattutto, dalla correzione del mercato immobiliare e dagli effetti depressivi che saranno mediati dalla pesante situazione debitoria delle famiglie americane. Una condizione dei mercati finanziari internazionali certamente migliore di quella della fine degli anni Novanta e la possibilità di un ammorbidimento della politica monetaria della Fed contribuiranno a contenere la misura del rallentamento americano. La decelerazione dell’economia USA non sarà di aiuto per le economie europee. L’ultimo Rapporto di Previsione edito da Prometeia stima che lo “shock” di una riduzione del 20% del prezzo delle abitazioni degli USA potrebbe ribassare di circa mezzo punto percentuale la crescita europea nel giro di tre anni. Il rischio dovrà essere mutato in opportunità. All’Italia, che colloca sul mercato statunitense l’otto per cento delle proprie esportazioni, la prospettiva di un rallentamento americano servirà di ulteriore stimolo per mettere le cose in ordine in casa nostra. E diversificare le fonti interne ed esterne di una crescita più solida.
Fonte: Repubblica

lunedì, ottobre 23, 2006

NON SI ferma la crescita del mercato mutui in Italia.

Le famiglie continuano infatti a investire nel mattone. Così, nel primo semestre 2006, il mercato dei mutui è cresciuto del 20,46%, rispetto allo stesso periodo del 2005, conferma l'andamento positivo già registrato nei primi tre mesi di quest'anno. E sono il Lazio (+12,15%) e la Lombardia (+24,12%) a mantengono la leadership nelle erogazioni. L'incremento complessivo equivale a un importo pari a 31.716 milioni euro. È la fotografia dell’«Osservatorio Mutui Casa alle Famiglie» di Banca per la Casa, la banca specializzata nei mutui casa del Gruppo Unicredit, su dati Bankitalia. In particolare, le consistenze (mutui in essere) rilevate alla fine del secondo trimestre 2006 ammontano a 195.081 milioni di euro, con una crescita del 2,32% rispetto al periodo precedente (primo trimestre 2006). «È prevedibile - sostiene l'amministratore delegato di Banca per la Casa, Pasquale Giamboi - che la crescita del mercato dei mutui a fine anno si assesterà intorno al 15%-17%, soprattutto a fronte di una domanda sempre maggiore da parte di nuove tipologie di clientela come i single, gli immigrati e i lavoratori con contratti a tempo determinato». Dall'indagine emerge, inoltre, che prendendo in considerazione le diverse aree geografiche dello stivale, l'Italia nord-occidentale, nei primi 6 mesi del 2006, rispetto ai primi sei mesi del 2005, ha registrato una crescita del 24,67% (11.293 mln di euro); l'Italia nord-orientale, è cresciuta del 12,49% (6.972 mln euro), mentre l'Italia centrale del 19,07% (7.230 mln euro). Forte crescita anche per l'Italia meridionale e insulare: rispettivamente con un +25,89% (4.148 mln euro) e +21,50% (2.074 mln euro). Relativamente ai pesi percentuali delle singole regioni, la Lombardia (+24,12%) e il Lazio (+12,15%) mantengono la leadership nelle erogazioni, mentre la regione Emilia Romagna conquista la terza posizione con un +9,30%.
FONTE: Il Tempo

Mutui casa, penali di estinzione anticipata nel mirino

Estinguere anticipatamente il mutuo di casa a costo zero? L’Associazione bancaria italiana nega che si possa, ma secondo qualcuno invece lo prevede la legge.
Il decreto Bersani (Dl 223/2006 convertito nella legge 248/2006) ha aperto un dibattito sulla possibilità per i clienti bancari di chiudere anticipatamente i mutui, in tutto o in parte, senza pagare le penali previste dai contratti. E alcune associazioni di consumatori iniziano a muoversi su questo fronte.
Penale sì, penale no. La possibilità di restituire il mutuo anticipatamente è una facoltà che l’articolo 40 del Testo Unico Bancario dà al mutuatario, che può decidere di restituire il capitale ancora dovuto smettendo di pagare gli interessi. In questo caso fino a oggi la banca, se previsto nel contratto, chiedeva una penale. Ma l’articolo 10, secondo comma, del decreto Bersani afferma che «in ogni caso, nei contratti di durata, il cliente ha sempre la facoltà di recedere dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura». Possibilità respinta dall’Abi con la circolare del 3 agosto — commentata dal «Sole-24 Ore» del 22 agosto —: secondo l’Abi questa penale non rientra tra quelle "penalità" e "spese di chiusura" dei "contratti di durata" che il decreto impone di non pretendere dai clienti. Le associazioni dei consumatori sono divise: secondo alcune il decreto esclude la possibilità di chiedere le penali per l’estinzione anticipata dei mutui, in quanto contratti di durata; altre affermano che la soluzione «potrà essere fornita solo da indicazioni ministeriali, giurisprudenziali o da interventi legislativi». C’è già però chi prepara ricorsi all’Ombudsman bancario e anche azioni legali.
Quanto "costa" la penale. Secondo MutuiOnline, il primo broker di credito italiano specializzato nel settore, la penale di estinzione anticipata richiesta in media dalle banche italiane alla clientela varia tra l’1 e il 2% del capitale residuo. Per i contratti a tasso variabile è di solito un po’ più alta, per quelli a tasso fisso un po’ più bassa. Poiché l’importo medio dei mutui erogati nel 2006 è oltre i 120mila euro, prima della restituzione del capitale — che scatta in funzione del periodo previsto del piano di ammortamento — la penale può quindi costare da 1.200 a 2.400 euro. È anche per questo che negli anni la percentuale dei mutui estinti anticipatamente è cresciuta lentamente al 5,5% attuale. Negli ultimi mesi, intanto, sono cominciate da parte di alcuni istituti di credito le offerte di mutui bancari che non prevedono penali per l’estinzione anticipata, mentre altri hanno ridotto l’importo delle penali.
Se il mutuo è cartolarizzato. «Il suo mutuo è stato cartolarizzato. L’abbiamo ceduto alla società Alfa. Per rinegoziarlo o estinguerlo si rivolga a loro». È la risposta che spesso i clienti bancari sentono agli sportelli quando chiedono di estinguerlo anticipatamente o, se previsto dal contratto, di rinegoziarne il tasso o di cancellare un’eventuale ipoteca accessoria. Il mercato italiano delle cartolarizzazioni dei mutui residenziali (Rmbs) è decollato negli ultimi cinque anni, come spiega l’articolo in basso. Perché la cartolarizzazione dei mutui valga nei confronti di terzi, alle banche basta pubblicare una nota sulla Gazzetta Ufficiale, come prevede l’articolo 58 del Tub. Nessuna comunicazione è obbligatoria verso i clienti. Nemmeno il recente decreto Bersani ha modificato questa regola.
Le clausole restano valide. La cartolarizzazione non modifica il contratto: tutto ciò che era stato stabilito alla firma resta valido. Ma il cliente deve chiederlo alla società che ha acquistato il contratto. Una ricerca spesso non facile, visto che spesso si tratta di società "veicolo" dotate di una sola sede.
FONTE: Il Sole 24 Ore

Le agevolazioni fiscali sui mutui

MutuiL'Agenzia delle Entrate ha realizzato la nuova guida "Le agevolazioni fiscali sui mutui".

La guida, dedicata soprattutto a chi è in procinto di accendere un mutuo per l'acquisto dell'abitazione principale, illustra le modalità per fruire delle agevolazioni fiscali, proponendosi come un pratico aiuto e una ricca fonte d'informazioni.

Il mutuo è un contratto di prestito (articolo 1813 del codice civile) che consiste nel trasferimento di una somma di denaro da un soggetto (mutuante che di solito è una banca) ad un altro soggetto (mutuatario), con l'obbligo da parte di quest'ultimo di restituire nel tempo la stessa somma di denaro aumentata degli interessi maturati.

L'opuscolo fa chiarezza sulle tipologie di mutuo più frequenti, tra cui quello stipulato per l'acquisto e per la costruzione o la ristrutturazione dell'abitazione principale e i requisiti per aver diritto alla detrazione Irpef. All'interno della guida, inoltre, particolare attenzione è dedicata
ai prestiti e ai mutui agrari, alle imposte sul contratto di mutuo e, in particolare, a quella sostitutiva sui finanziamenti.

In chiusura una sezione riservata alle risposte fornite ai quesiti più frequenti e una dedicata alla normativa e alla prassi di riferimento.

FONTE: Portalino


domenica, ottobre 22, 2006

Mutui casa, è boom nel 2006

Confermata la crescita del mercato

20/10/2006


Il governatore di Bankitalia Mario Draghi
Il governatore di Bankitalia Mario Draghi
ROMA. Il primo semestre 2006 conferma la crescita del mercato mutui in Italia, gia' rilevata dall'andamento del primo trimestre del 2006. E', infatti, del +20,46% la percentuale di incremento delle erogazioni nei primi sei mesi 2006 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, per un importo pari a 31.716 milioni. Le consistenze (mutui in essere) rilevate alla fine del secondo trimestre 2006 ammontano a 195.081 milioni, con una crescita del 2,32% rispetto al periodo precedente (1 trim 2006). E' quanto rileva l'Osservatorio Mutui Casa alle Famiglie di Banca per la Casa, la banca specializzata nei mutui casa del Gruppo UniCredit, su dati Bankitalia.

"Il mercato dei mutui - dichiara Pasquale Giamboi, Ad di Banca per la Casa -continua a mantenersi vivace, con tassi di crescita a doppia cifra principalmente dovuti sia all'alta incidenza degli affitti sui conti delle famiglie, siaper il livello deiprezzi degli immobili che resta alto, sebbenesi stia consolidando, dal mio punto di vista positivamente, una tendenza alla stabilizzazione. Nonostante la previsione di un ultimo rialzo dei tassi a fine anno e di una possibile stabilizzazione per il 2007, il sogno di diventare proprietari di casa resta fra i principali desideri degli italiani. E' prevedibile che la crescita del mercato dei mutui a fine anno si assestera' intorno al 15% - 17%, livelli di poco superiore all'andamento dell'ultimo triennio, soprattutto a fronte di una domanda sempre maggiore da parte di nuove tipologie di clientela come i single, gli immigrati e i lavoratori con contratti a tempo determinato".

FONTE: www.lastampa.it

Mutui: nel 1* sem. mercato Italia +20,46% a/a

MILANO (MF-DJ)--Nel primo semestre 2006 il mercato mutui in Italia ha registrato un incremento del 20,46% delle erogazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, per un importo pari a 31,716 mld di euro.

Le consistenze (mutui in essere) rilevate alla fine del secondo trimestre 2006 ammontano a 195,081 mld (+2,32% t/t). E' quanto rileva l'"Osservatorio Mutui Casa alle Famiglie" di Banca per la Casa, la banca specializzata nei mutui casa del gruppo UniCredito, su dati Bankitalia.

E' prevedibile, prosegue lo studio, che la crescita del mercato dei mutui a fine anno si assestera' intorno al 15-17%, livelli di poco superiore all'andamento dell'ultimo triennio. Prendendo in considerazione le macroaree, l'Italia Nord Occidentale, che rappresenta il 35,61% del totale delle erogazioni, ha fatto osservare per il primo semestre una crescita del 24,67% (11,293 mld ), l'Italia Nord Orientale del 12,49% (6,972 mld), l'Italia Centrale del 19,07% (7,230 mld) quella Meridionale del 25,89% (4,148 mld) e quella insulare del 21,50% (2,074 mld). Com/mcn

FONTE: www.borsaitaliana.it

venerdì, ottobre 20, 2006

Affari in volo sulle ali del credito

- È il vero business. Quello verso cui le società d'intermediazione immobiliare si stanno dirigendo in massa, attirate dagli alti rendimenti e dall'affinità "tematica" del settore.
Il mondo della mediazione creditizia in franchising sta vivendo un boom che è solo all'inizio, grazie alla crescente propensione all'indebitamento degli italiani. Basti pensare che oggi, almeno per Tecnocasa, prima realtà a livello europeo nel settore immobiliare, i ricavi provenienti dal credito hanno superato quelli derivanti dell'attività di compravendita di immobili.
L'affare è tale che quasi tutte le società che operano nell'intermediazione del "mattone" hanno attivato un braccio operativo specializzato nella concessione di mutui ai clienti.
Kiron ed Epicas, ad esempio, società creata "ad hoc" da Tecnocasa (e dalla controllata Tecnoreti) per l'erogazione del credito, contano sul territorio nazionale 410 filiali, tutte in franchising. L'obiettivo di crescita, per l'amministratore unico Renato Landoni, è «quello di arrivare a mille affiliati nei prossimi quattro o cinque anni». In pratica, un punto vendita di mutui ogni quattro di immobili.
Una crescita che è resa possibile grazie all'aumento dei volumi erogati. Con 2,5 miliardi di euro, nel 2006 la mediazione creditizia del gruppo Tecnocasa dovrebbe segnare un aumento del 13% rispetto al 2005.
Il costo contenuto del denaro, unito alla passione per gli immobili degli italiani sono il terreno migliore per la crescita del settore. E i margini per migliorare certo non mancano. Basti pensare che in Italia il debito delle famiglie si aggira intorno al 30% del Pil, contro il 55% della media dell'area euro e il 90% del mondo anglosassone.
La strada per lo sviluppo della rete in franchising passa comunque per una maggiore qualificazione del personale. «Cerchiamo neolaureati o promotori finanziari con le doti giuste - aggiunge Landoni - da far crescere nella rete almeno per un anno e mezzo. Solo dopo concediamo, a chi lo desidera, la possibilità di aprire una nuova agenzia».
Dopo i mutui per l'acquisto della prima e seconda casa, l'offerta delle agenzie intanto si allarga: la nuova frontiera si chiama credito al consumo.
«Il nostro core business rimane quello dei mutui - dice Marco Rognini, direttore rete franchising di Rexfin, società di mediazione creditizia di Professionecasa - ma puntiamo anche a fornire prestiti personali, leasing e carte di credito».
Ma quanto costa, per un franchisee, entrare nel mercato dell'intermediazione creditizia? «La nostra commissione di ingresso è di 5 mila euro - aggiunge Rognini - quindi con quindici, ventimila euro al massimo si è in grado di aprire un'agenzia e intraprendere l'attività».
Con quali risultati, però, è difficile da prevedere. «Tutto dipende dall'abilità di chi vende. In media i nostri affiliati raggiungono un fatturato di circa 130 mila euro lordi - conclude il direttore di Rexfin - ma molti riescono a raggiungere quote anche superiori».
Fonte: il Sole 24 Ore - Articolo di Luca Davi

giovedì, ottobre 19, 2006

Agevolazioni mutui per lavoratori precari
Ho un contratto di lavoro a tempo determinato e vorrei comprare la prima casa. Esiste una banca che conceda mutui per la mia situazione? Perché la nostra categoria non è tutelata ed è svantaggiata nel poter fare progetti?

Le categorie dei lavoratori a tempo determinato, a progetto, a collaborazione, ecc. sono ancora esclusi dal sistema del credito, in quanto le banche ritengono che esista il rischio di non avere il rimborso di quanto erogato, a causa della conclusione del contratto di lavoro.
Solo alcune banche hanno iniziato ad “aprire” ai cd. lavoratori atipici. In particolare, per i mutui fondiari, Banca di Roma, Unicredit Banca e Banca Woolwich hanno creato dei prodotti specifici con norme utili anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro.
L’unica alternativa possibile, altrimenti, è il rilascio di garanzia da parte di un terzo (ad esempio genitore).
Fabio Picciolini - Segretario Nazionale Adiconsum

FONTE: www.miaeconomia.com

I mutui? Costeranno di più

L'aumento del costo del denaro ha un impatto micidiale sulle famiglie che hanno acceso mutui a tasso variabile. Il governo non sta preparando alcuna soluzione per questo problema. Di conseguenza c'è un rischio di bancarotta per molte famiglie e di una caduta dei consumi a seguito del maggiore drenaggio dei mutui crescenti. La situazione peggiorerà nel 2007 se la Banca centrale europea confermerà - come ha già annunciato - l'incremento a dicembre dei tassi dal 3,25% al 3,50. Diventerebbe insostenibile se li alzasse ancora di più.
Il problema è sistemico e non marginale perché il numero di mutui il cui costo è collegato all'andamento dei tassi è elevatissimo e comprende un'alta percentuale di famiglie per cui il pagare ogni anno parecchie centinaia o perfino qualche migliaio di euro in più significa tagliare drammaticamente altre spese oppure, perfino, non farcela ad arrivare alla fine del mese. I tanti cittadini a rischio, che stanno formando associazioni di scopo, si stanno orientando verso la strategia di rinegoziare con le banche prestatrici i contratti di mutuo per renderli sostenibili.
Tale soluzione potrà funzionare in alcuni casi, ma non per tutti. Inoltre, l'allungamento temporale del mutuo, che implica una riduzione dell'interesse da pagare mensilmente, poi peggiora il volume di debito assoluto della famiglia ed aumenta il rischio (implicito) per le banche esposte. Una misura molto più efficace e, soprattutto, che non genera distorsioni, sarebbe quella di mixare la rinegoziazione dei mutui con la riduzione delle tasse alle famiglie con reddito medio/basso in modo da aumentarne le capacità di spesa. Il come ha bisogno di una ricerca dedicata che nessuno ha finora prodotto. Anche perché il governo non ha intenzione di ridurre le tasse in termini di principio. In più non si è accorto che gli aumenti di peso fiscale toccano direttamente o indirettamente anche la fascia di reddito medio bassa che è quella più vulnerabile al rialzo dei mutui. E non si è accorto della scala sistemica dell'impatto dei maggiori costi dei mutui stessi. Ma, persino più colpevolmente, non ha individuato il problema di livello europeo che poi genera i guai a casa nostra.
La Bce ha alzato i tassi ed è propensa a continuare a farlo perché vede un rischio di inflazione da correggere preventivamente con il rialzo del costo denaro. Secondo me sbaglia per eccesso di prevenzione, ma è un'opinione. È un fatto, invece, che il rischio prospettico di inflazione sia elevato in alcune parti dell'eurozona, ma non da noi. Perché, allora, l'Italia deve subire una deflazione dannosa che non si merita? Se fossi io al governo manderei in Europa il seguente messaggio secco: o la Bce impara a calcolare i tassi evitando shock asimmetrici oppure le nazioni che li subiscono devono poter trovare una compensazione.
Non ci crederete, ma i presunti esperti di Europa e Bce, Prodi e TPD, non hanno posto tale questione pur essendo l'Italia il Paese europeo che, per volume dei mutui e del debito pubblico, è il più vulnerabile alle distorsioni della politica monetaria. E tale punto è di rilievo anche per la questione dell'azzardo morale. Uno potrebbe correttamente sostenere che chi ha fatto un mutuo senza calcolare il rischio non deve essere aiutato per educare la società ad essere più responsabile. D'accordo, ma come poteva calcolare il cittadino un sistema così sbilanciato come quello dell'euro?

Cosa doveva pensare quando la sinistra e quasi tutta la stampa confermavano che l'entrata nell'euro avrebbe assicurato un'era di basso costo del denaro? Per questo motivo, e solo in questo caso, ritengo innocenti ed imbrogliati i cittadini che hanno siglato mutui a tasso variabile e li difenderò, invitando l'opposizione a fare lo stesso.
www.carlopelanda.com

FONTE: www.ilgiornale.it - articolo di Carlo Pelanda

Le nuove offerte Woolwich in radio con Wlf

E’ online la campagna radio che Wlf (Brand Portal) ha realizzato per Banca Woolwich, il marchio di Barclays Bank specializzato in mutui immobiliari, per promuovere la promozione lanciata da Woolwich per alcuni mutui della sua gamma.
La campagna sottolinea in modo ironico la reale convenienza dell’offerta di Woolwich che applica spread a partire dallo 0,79%. Protagonista del comunicato radio è un simpatico televenditore che, con un tono di voce incalzante, propone al suo pubblico acquisti bizzarri a prezzi sproporzionati, facendoli passare per offerte strepitose: l’alga dimagrante del dott. Scavazzini a 300 euro o le esclusive ciabatte in pelle di gatto a 150 euro. A seguire, la voce dello speaker presenta la reale superofferta, quella proposta da Banca Woolwich fino al 31 dicembre 2006.
La creatività è stata realizzata da Paolo Chiesa sotto la direzione creativa di Oscar Morisio e Paolo Gorini.
La campagna è stata pianificata da Piano! sui principali network nazionali e su emittenti locali fino al 5 novembre.

Fonte: http://www.pubblicitaitalia.it

venerdì, ottobre 06, 2006

Web: prestito o mutuo, sono 5 milioni i clienti on line


Nel primo semestre 2006 gli utenti dei siti specializzati in consumer credits rappresentano il 20% dei 24 milioni di italiani su Internet. I siti specializzati in prestiti personali e in mutui intercettano rispettivamente poco meno di un terzo e un quinto del mercato online del credito al consumo. Le società che offrono prestiti personali e mutui utilizzano Internet per la comunicazione e come strumento di contatto qualificato, con crescite a due cifre nella domanda. Internet si dimostra un mezzo molto potente per generare attenzione su alcuni target.
FONTE: (Ign/ITnews)

Mutui, aspettando il prossimo rialzo

Mutui, aspettando il prossimo rialzo
di Roberto Anedda *

La decisione della Banca centrale europea sui tassi di interesse è attesa per il 5 ottobre. Intanto la differenza tra fisso e variabile si è ridotta all’1 per cento, e molte banche hanno ridotto gli spread


La Bce è alla vigilia del suo quinto rialzo dei tassi d’interesse dal novembre del 2005, che porterebbe l’aumento totale all’1,25 per cento, con inevitabili effetti anche sul mercato dei mutui.

Ogni 0,25 per cento di aumento comporta, per un mutuo da 100 mila euro euro, un incremento della rata mensile dai 10 ai 15 euro, a seconda della durata del mutuo.

Considerando che nell’ultimo anno l’importo medio dei mutui è stato di circa 120 mila euro, l’aumento complessivo di rata, da novembre a oggi, per chi ha acceso un mutuo a tasso variabile ammonterà a 63 – 88 euro al mese.

Va peraltro ricordato che un anno fa la differenza di partenza tra un tasso fisso e un tasso variabile era di almeno dell’1,5 per cento a favore del variabile, e che negli anni precedenti tale differenza era ancora maggiore (fino a oltre 3 punti percentuali).

Quindi, chi ha acceso un mutuo a tasso variabile ha potuto finora risparmiare rispetto a quanto avrebbe pagato con un tasso fisso, e conserva ancora un certo margine di vantaggio anche in caso di ulteriori aumenti dei tassi.

La tendenza al rialzo ha comunque condizionato fortemente le scelte per i nuovi mutui, tanto che le erogazioni di mutui a tasso fisso sono passate dal 15 per cento di due anni fa a oltre il 40 per cento degli ultimi mesi. Si è così notevolmente riequilibrata la situazione di mercato, con il variabile che resta preferito ma “solo” nel 53 per cento dei casi (dal 70 per cento del 2004).

Si è anche assestata la durata dei mutui, i due terzi dei quali vengono comunque ormai erogati per durate dai 20 anni in su.

Cosa ci si deve aspettare ora sul fronte dei tassi? Il mercato dà ormai per scontato un altro rialzo dello 0,25 per cento il 5 ottobre, tanto è vero che, da giugno ad oggi, gli indici Euribor sono già gradualmente saliti di tale misura, adeguandosi al nuovo livello atteso dei tassi.

Trichet ha definito la politica della Bce ancora “accomodante”, il che lascia intendere che ulteriori aumenti potrebbero aversi in futuro. È probabile che i tassi europei salgano fino al 3,5 per cento entro il 2006, e che arrivino nel 2007 intorno al 4 per cento, livello indicativo più volte citato nei recenti discorsi di diversi esponenti della Bce.

Ovviamente, tale prospettiva presuppone che la ripresa economica si mantenga sostenuta, accompagnata da un’inflazione oltre i livelli di tolleranza. È però anche vero che il potenziale di crescita dell’economia europea non dà ancora segnali definitivi di solidità e costanza, lasciando quindi dubbi sulla sostenibilità di un livello di tassi d’interesse troppo elevato.

È quindi probabile che la Bce, una volta operati gli aumenti di tasso previsti per il 2006, rallenti la propria manovra sui tassi, per valutare con maggiore calma l’opportunità di altri interventi. La Bce ha quindi un margine di ulteriore rialzo dei tassi tutto sommato limitato, se non si vuole correre il rischio di un arresto sul nascere della ripresa economica in atto.

Le prospettive per i tassi d’interesse restano quindi buone, con valori comunque contenuti e, soprattutto, la situazione attuale rende più ampie le possibilità di scelta per chi deve accendere un mutuo.

La differenza tra fissi e variabili si è infatti ridotta circa all’1 per cento (anche meno per le durate brevi), il che, alla luce degli aumenti ancora attesi entro un anno, rende al momento le due alternative di tasso abbastanza equivalenti come convenienza.

Il mercato del credito non è comunque rimasto a guardare, e diverse banche hanno addirittura ridotto gli spread offerti, aiutando i clienti a mitigare almeno in parte l’aumento dei tassi. La concorrenza, animata anche dai mutui online, pare destinata a continuare, e ci si può aspettare anche per il resto dell’anno condizioni di mutuo sempre più differenziate e vantaggiose.

Ciò nonostante, il mercato immobiliare e dei mutui ha mostrato negli ultimi mesi un andamento più riflessivo, anche per la concomitanza di diversi elementi di cambiamento e incertezza per chi si appresta a comprare casa: oltre all’aumento dei tassi, infatti, l’insediamento del nuovo governo, l’incertezza sugli interventi economici legati anche alla casa e le prospettive ancora incerte sull’andamento dell’economia hanno allungato i tempo delle compravendite e reso più attendisti molti potenziali acquirenti.
FONTE: MutuiOnline (www.mutuionline.it)

Prestiti e mutui si cercano online

Finanza personale: la scelta si fa online
Prestiti e mutui si cercano sempre più spesso online, e chi ha effettuato investimenti pubblicitari sul web, non è di certo rimasto deluso.

Nel primo semestre 2006, stando ai dati DigitalFinance di Nielsen//NetRatings e Commstrategy, gli utenti italiani sui siti specializzati in consumer credits rappresentano il 20% dei 24 milioni su Internet.

Internet domostra così estremamente efficace su alcuni tipi di target. E chi ha investito ha potuto coglierne i frutti.

Il leader per share of voice, all’interno della categoria finance, è Agos che, nel secondo trimestre del 2006, ha visto crescere i suoi utenti del 280% rispetto allo stesso periodo del 2005, avendo effettuato investimenti in pubblicità pari a circa il 12% sul totale di settore, nel primo semestre 2006.

Anche American Express ha registrato una share of voice simile ad Agos e ha ottenuto le migliori performance nelle carte di credito registrando un +55% nell'utenza, con una quota di utilizzo dei servizi riservati ai titolari superiore al 50%.

ING Direct, con una share of voice pari a circa il 9% del totale investimenti nel finance nel periodo di riferimento, ha visto comunque crescere la propria utenza sull'area mutui del 60% in un anno.

Tuttavia, nel segmento dei mutui, ha un ruolo di rilievo anche Mutuionline.it, dal momento che funge da aggregatore delle varie offerte presenti sul mercato, consentendo agli utenti di confrontarle. Un sito che attire un utente su 10 del mercato credits e cioè quasi la metà di coloro che sono interessati ai mutui.

Il bacino degli individui che scelgono di informarsi su internet per il finanziamento di una casa nel primo semestre del 2006 arriva a 1 milione di individui, che equivale a circa due persone per ogni mutuo erogato in Italia in 12 mesi.
FONTE: www.i-dome.com

Rutelli: accesso ai mutui per il rilancio alberghiero

Le problematiche relative al mondo alberghiero sono state affrontate dalla Commissione Attività produttive della Camera insieme al vicepremier Francesco Rutelli. Nel futuro del comparto bisognerà favorire le proprietà alberghiere attraverso l'accesso ai mutui in un'ottica di rilancio del turismo. Il vicepresidente del Consiglio ha infatti sostenuto che "i dissidi tra gestori e proprietari non consentono o provocano il mancato adeguamento delle strutture". Rutelli ha parlato anche di esigenza di standard omogenei quando si parla di categorie alberghiere, sottolineando come la prima catena alberghiera italiana sia addirittura collocata al 131mo posto nella classifica mondiale, a conferma dei problemi del settore.
FONTE: www.ttgitalia.com

MUTUI Restare in Sella ai Tassi

Restare in sella a i tassi


Obbligazioni, fondi, mutui e prestiti personali sono sensibili all'andamento dei saggi d'interesse, che entro la fine dell'anno saliranno dello 0,5%. Ma la strada per difendersi c'è.

Le autorità monetarie europee, compreso il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, lo hanno detto a chiare lettere: i tassi d'interesse nel Vecchio continente, che da un po' di mesi a questa parte hanno imboccato un trend all'insù, sono ancora troppo bassi e cresceranno ulteriormente. Di quanto? Dello 0,25% nelle prossime settimane e di almeno mezzo punto percentuale entro la fine dell'anno, dicono gli esperti delle case d'affari. E il costo del denaro, oggi fissato al 3%, si avvicinerà alla soglia del 4% nel corso del 2007.
Niente di male, se tutto ciò serve a fermare le spinte inflazionistiche innescate dai rincari delle materie prime e dalla crescita economica. Certo è che i risparmiatori non possono rallegrarsi. È il caso di chi, durante gli anni passati, ha puntato sul settore obbligazionario e oggi vede i prezzi dei bond battere la ritirata. Oppure di chi si è indebitato ed è costretto a veder salire il peso delle rate. Quali sono le vie d'uscita per sfuggire alla morsa del caro-denaro? Economy lo ha chiesto agli esperti, prendendo in esame quattro categorie di strumenti d'investimento e di risparmio.



GLI EFFETTI SUI MUTUI


Se la Bce portera' il costo del denaro al 3,25%, decidendo domani un nuovo aumento dei tassi, ed interverra' con un ulteriore rialzo dello 0,25% prima della fine dell'anno, per i mutui a tasso variabile l'operazione costera' ''da un minimo di 146 euro (per un decennale di 100mila euro) ad un massimo di 670 euro (per un ventennale di 200mila euro).


Lo calcola l'Adusbef, indicando anche che ''si profila una ulteriore tegola su titoli del debito pubblico, mutui e prestiti''. Per prestiti personali e credito al consumo l'associazione di consumatori stima un aumento ''da 93 a 453 euro''.
Per lo Stato, sempre ipotizzando ''un tasso di riferimento che a fine 2006 si attestera' probabilmente al 3,50%'', l'Adusbef prevede ''un conto salatissimo'': ''Finanziare il debito pubblico italiano costera' a regime 16 miliardi di euro, 3,3 miliardi ogni aumento di 25 punti base''.



MUTUI. Secondo le simulazioni Adusbef, un mutuo di 100.000 euro a 10 anni al 4,75 per cento comporta una rata mensile di 1.048,48 euro o semestrale di 6.339,21. Un aumento del tasso al 5,00 comportera' un aumento di 12,18 euro sulla rata mensile (+146,16 annui) o di 75,50 euro sulla rata semestrale (+151,00 euro l'anno). Se dal 4,75 per cento il tasso dovesse passare al 5,25 il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 24,43 euro (293,16 l'anno) o di 151,49 euro sulla rata semestrale (+ 302,04 l'anno).



Un mutuo di 200.000 euro a 20 anni al 4,75 per cento comporta una rata mensile di 1.292,45 euro o semestrale di 7.800,44. Un aumento del tasso al 5,00 comportera' un aumento di 27,48 euro sulla rata mensile (+329,76 annui) o di 166,80 euro sulla rata semestrale (+333,60 euro l'anno). Se dal 4,75 per cento il tasso dovesse passare al 5,25 il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 55,23 euro (+662,76 l'anno) o di 335,42 euro sulla rata semestrale (+ 670,84 l'anno).



PRESTITI. Tra le diverse simulazioni dell'Adusbef, indica una nota del presidente Elio Lannutti, ''ricorrere a prestiti per l'acquisto di elettrodomestici ed altri prodotti per la casa (con un prestito di 6mila euro in 5 anni) comportera' un aumento complessivo della somma rimborsata nei 5 anni di circa 93 euro''. ''Per arredare casa, o acquistare una vettura di piccola cilindrata (prestito di 15mila euro in 5 anni) si sborseranno mediamente 228 euro in piu'.
''Per affrontare spese di maggiore entita' (30mila euro in 5 anni) occorrera' provvedere con 453 euro in piu'''.



RISPARMI. ''Per le famiglie (sempre meno) che invece di dover ricorrere al credito, possono risparmiare, cresceranno sia i rendimenti dei titoli di Stato (20.000 euro investiti in BoT annuali al 3 per cento - ultime assegnazioni - in crescita dal 2,5%) renderanno 525 euro netti, 87,5 euro in piu' dei precedenti. Ma tale guadagno minimo - indica l'Adusbef - e' destinato ad essere quasi totalmente azzerato dall'armonizzazione prevista delle rendite finanziarie con l'aliquota unica al 20 per cento). Mentre il decreto Bersani sulla reciprocita' dei tassi - se correttamente applicato, portera' circa 2 miliardi di euro, su base annua sui depositi bancari e postali e la minore tassazione sugli stessi (dal 27 al 20 per cento)''.

DOPPIO EFFETTO.
Il caro-tassi avrà un duplice effetto sul mercato dei titoli di Stato: renderà attraenti le prossime aste del Tesoro, che saranno sempre più generose nei rendimenti, e sarà invece una zavorra per le quotazioni dei bond già collocati sul mercato, assai poco competitivi in termini di cedole rispetto a quelli ancora da emettere.
Ormai da quasi un anno a questa parte, tra i gestori prevale una raccomandazione: quella di giocare in difesa, cioè di posizionarsi soprattutto sulle scadenze brevi, in particolare sui Buoni ordinari del Tesoro (Bot) trimestrali, semestrali e annuali, oltre che sui titoli a tasso variabile come i Cct. Per Massimo Lucco Borlera, direttore investimenti di Sella Gestioni, vi sono opportunità di acquisto anche tra le emissioni con vita residua tra i 18 e i 24 mesi.
Da alleggerire, invece, le posizioni sui Btp di durata intermedia, cioè tra 3 e 10 anni, secondo Alex Ricchebuono, co-head financial institutions di Janus International. Abbastanza limitati saranno i contraccolpi per le scadenze lunghissime, cioè i Btp fino a 30 anni, "i cui rendimenti dovrebbero stabilizzarsi, nei prossimi mesi, attorno alla soglia del 4%" dice a Economy Adam Cordery, strategist del fondo Sisf Fixed Income di Schroders.
Il rischio aumenta sulle obbligazioni societarie. Tuttavia, il segmento dei corporate bond ha retto bene di fronte agli ultimi rincari del costo del denaro. Il merito va soprattutto ai processi di ristrutturazione messi in atto da molte imprese, che sono riuscite a tenere sotto controllo l'esposizione finanziaria e a migliorare il proprio merito di credito.
Sarà così anche in futuro?
È difficile rispondere di sì, secondo i gestori, anche perché l'economia mondiale, benché in salute, si avvicina a un rallentamento che lascerà un segno negativo sugli utili societari. Risultato: per i corporate bond non si preannuncia una fase particolarmente brillante. Per Lucco Borlera bisogna scegliere con attenzione gli emittenti guardando a un merito di credito intermedio, cioè con un livello di indebitamento non troppo elevato e un rating attorno alla singola B o la tripla C.

FONDI PESANTI.
Come da copione, la crescita dei tassi d'interesse e il conseguente ribasso dei bond già collocati sul mercato rappresentano una zavorra per la performance dei fondi obbligazionari. Gli investitori devono mettere in conto il rischio di ottenere rendimenti negativi, evitando però di fare di ogni erba un fascio. Perché non tutti i fondi sono destinati a muoversi nella stessa direzione.
"In questo momento" dice Ricchebuono "vedo favoriti gli obbligazionari globali, che sono meno condizionati dalla dinamica dei tassi in Europa ed esposti su diverse aree geografiche, come i mercati emergenti o gli Usa, dove il rialzo del costo del denaro è ormai quasi al termine". Inoltre, secondo i gestori, le quotazioni dei bond soffriranno soltanto nel breve periodo.
Chi ha sottoscritto prestiti personali durante gli anni scorsi può stare tranquillo: il caro-denaro non avrà conseguenze sulle rate, perché questa categoria di finanziamenti, nella grande maggioranza dei casi, è a tasso fisso.
"Nel recente passato il settore del credito al consumo è divenuto sempre più competitivo e alcuni operatori hanno cercato addirittura di andare controcorrente, cioè di abbassare i costi dei prestiti per catturare nuovi clienti, mentre i tassi di mercato continuavano invece a salire" dice Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.

ADEGUAMENTI IN VISTA.
Ma sarà difficile che la storia si ripeta. Di fronte a ulteriori manovre rialziste della Banca centrale europea, molti intermediari si adegueranno al trend in atto. Dunque, chi ha intenzione di indebitarsi nel prossimo futuro è meglio che anticipi i tempi, per non rischiare di imbattersi in una rata un po' più pesante del previsto.
La soluzione non è altrettanto facile per i mutui. I finanziamenti immobiliari, in particolare quelli erogati negli ultimi anni, sono in gran parte a tasso variabile. Va da sé che il caro-denaro farà sentire il proprio peso sulle tasche dei debitori. Deve preoccuparsi chi non ha ancora acceso un mutuo, ma si appresta a farlo nei prossimi mesi. "Per non rischiare, si può optare per i prestiti a tasso fisso" dice Anedda "senza dimenticare, però, che i finanziamenti di questo tipo costano l'1% in più all'anno di quelli a interesse variabile".
La sicurezza ha dunque un prezzo, benché il differenziale citato da Anedda oggi sia molto ridotto rispetto al 2004, quando sfiorava addirittura il 3%. L'offerta sul mercato è articolata e, negli ultimi anni, sono arrivate sul mercato nuove categorie di prodotti studiati dalle banche proprio in vista del rialzo del costo del denaro: meglio scegliere con attenzione, magari con l'ausilio di un consulente.

di Andrea Telara
Panorama Economy
4/10/2006

Usa: Balzo (+11,9%) Indice Mutui-Casa

Le richieste di mutuo-casa negli Usa hanno registrato la scorsa settimana un balzo dell'11,9%, a 633,9 punti. Si tratta del secondo maggiore incremento nell'anno. Boom anche per i rifinanziamenti (+17,5%), ovvero la rivalutazione di mutui già in essere cui ricorrono i consumatori americani per sostenere il proprio tenore di vita.
Quanto alle richieste di mutuo per l'effettivo acquisto di un immobile, sono salite del 7,6%.
FONTE: investireoggi.it

Banca Europea Più Cari Mutui e Prestiti

BANCA CENTRALE EUROPEA

Ecco la prima stangata
Più cari mutui e prestiti

La Bce ha ritoccato i tassi d'interesse dello 0,25%. Con questo provvedimento il costo del denaro raggiunge così il 3,25% e, entro la fine dell'anno, salirà al 3,5%.

BRUXELLES (5 ottobre) _ La Bce ha ritoccato i tassi d'interesse dello 0,25%. Con questo provvedimento il costo del denaro raggiunge così il 3,25%. La decisione farà salire ancora le rate dei mutui, che saranno immediatamente adeguate dalle banche al nuovo livello del costo del denaro. Sembra comunque che entro fine anno ci aspetti un altro rialzo, che dovrebbe portare i tassi al 3,5%. Se Trichet ribadirà la necessità, a fronte di una crescita economica in linea con le previsioni, di "una graduale rimozione della posizione accomodante della politica monetaria", questo sarebbe un chiaro segnale, dicono gli esperti, che la Bce sta pensando di non fermarsi al 3,5% di dicembre. Questo è il quinto intervento della Bce sui tassi di interesse da quando è partita la stretta, nel dicembre scorso, e riporta il tasso di riferimento al livello del novembre 2002. Il 3,5% che dovrebbe essere raggiunto in dicembre si collocherebbe, secondo gli esperti, nella parte bassa di una gamma "neutrale" di tassi che viene considerata la più adeguata alla luce dei rischi per crescita e inflazione del 2007 e che potrebbe rappresentare il picco della stretta. "Il ciclo restrittivo" prevede Peter Vanden Houte di Ing "riprenderà soltanto dopo che il temporaneo rallentamento della crescita previsto per il 2007, si sarà concluso, probabilmente verso fine 2007".
FONTE: Il Resto del Carlino

La Bce alza i tassi e i Mutui

Il costo del denaro sale al 3,25%

La Bce ha rispettato le previsioni: i tassi d'interesse sono stati ritoccati al rialzo dello 0,25%, con il costo del denaro che raggiunge così il 3,25%. La decisione farà salire ancora le rate dei mutui, che saranno immediatamente adeguate dalle banche al nuovo livello del costo del denaro. Sembra comunque che entro fine anno ci aspetti un altro rialzo, che dovrebbe portare i tassi al 3,5%.

E se sul rialzo odierno gli analisti erano tutti d'accordo da giorni, restano i dubbi sull'orientamento per il 2007 della Banca centrale europea. Su un pool di 30 economisti interpellati dalle agenzie di stampa Afx News e France Presse, 28 ritengono che la Bce continuerà la stretta con un secondo aumento da un quarto di punto al 3,5% a inizio novembre.

Nelle scorse settimane Jean-Claude Trichet aveva parlato di un atteggiamento "molto vigile" per preparare l'attuale aumento. E se ora dovesse annunciare l'intenzione di "monitorare con molta attenzione" tutti i rischi inflazionistici, questa frase, secondo molti analisti, segnalerebbe l'intenzione di aumentare nuovamente i tassi di interesse fra due mesi, in dicembre.

Anche un lieve cambiamento di tono potrebbe essere indicativo: "un'espressione alternativa" dice Julian Callow di Barclays Capital "potrebbe essere 'monitorare con attenzione', il che suggerirebbe che la Bce non è sicura se aumentare nuovamente i tassi in dicembre".

Inoltre, se Trichet ribadirà la necessità, a fronte di una crescita economica in linea con le previsioni, di "una graduale rimozione della posizione accomodante della politica monetaria", questo sarebbe un chiaro segnale, dicono gli esperti, che la Bce sta pensando di non fermarsi al 3,5% di dicembre.

Questo è il quinto intervento della Bce sui tassi di interesse da quando è partita la stretta, nel dicembre scorso, e riporta il tasso di riferimento al livello del novembre 2002. Il 3,5% che dovrebbe essere raggiunto in dicembre si collocherebbe, secondo gli esperti, nella parte bassa di una gamma "neutrale" di tassi che viene considerata la più adeguata alla luce dei rischi per crescita e inflazione del 2007 e che potrebbe rappresentare il picco della stretta. "Il ciclo restrittivo" prevede Peter Vanden Houte di Ing "riprenderà soltanto dopo che il temporaneo rallentamento della crescita previsto per il 2007, si sarà concluso, probabilmente verso fine 2007".

Di recente, diversi esponenti della Bce hanno, comunque, ipotizzato la possibilità di nuovi aumenti dei tassi l'anno prossimo se la crescita continuerà a mostrarsi solida e anche a fronte di prezzi del petrolio meno elevati. Gli ultimi dati sull'economia e la fiducia dell'Eurozona confermano il quadro di robustezza congiunturale, in particolare l'indice sulla fiducia di imprese e consumatori che in settembre è balzato a 109,3, un nuovo massimo dal febbraio 2001, contro previsioni di un calo.

La crescita europea è sempre più trainata da forze interne e potrebbe ricevere una nuova spinta da una stabilizzazione del petrolio a livelli più ragionevoli. Attualmente la stima della Bce è di una crescita del 2,5% quest'anno e del 2,1% nel 2007 e previsioni aggiornate saranno diffuse nella riunione di inizio dicembre.

FONTE: TGCOM.it