martedì, febbraio 06, 2007

Mutui più liberi, ma meno light

Per parare il colpo dell’eliminazione delle penali le banche potrebbero aumentare i tassi fissi.

Una vittoria per i consumatori? Aggiungiamo un punto interrogativo alla frase che in questi giorni sta commentando le disposizioni sui mutui previste dal decreto sulle liberalizzazioni. Il dubbio è che le nuove regole, pensate per stimolare la concorrenza e venire incontro alle esigenze dei consumatori, finiranno per tradursi in realtà in un incremento dei tassi, soprattutto per i prestiti fissi. Una mossa che gli istituti potrebbero fare per parare il colpo derivante dall’abolizione delle penali per l'anticipata estinzione dei prestiti. Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1˚ febbraio ed è entrato in vigore il 2 febbraio. Significativo quanto dice Roberto Anedda vicepresidente di MutuiOnline, broker che sul web intermedia i finanziamenti di una trentina di istituti: «A fine gennaio molte banche non ci hanno comunicato gli aggiornamenti sui tassi fissi, segno che stanno ancora valutando la situazione. Si tratta di decisioni delicate, perché in questa fase, sia per il gap ridotto tra tasso fisso e variabile, sia per l'attesa di un ulteriore rialzo del costo del denaro, la maggior parte dei potenziali debitori punta proprio sulla rata costante».
I cambiamenti introdotti dal decreto sono tre: il primo è la semplificazione delle modalità di cancellazione dell' ipoteca al termine del mutuo. Con la normativa precedente era necessario recarsi dal notaio perché provvedesse alla cancellazione o, in alternativa, lasciare che passassero venti anni dall'accensione. La seconda modifica è il divieto di prevedere nei nuovi contratti - quelli stipulati dal 2 febbraio — penali di anticipata estinzione; è previsto inoltre che Abi e associazioni dei consumatori si accordino entro tre mesi dall'entrata in vigore del decreto sulla revisione delle penali dei contratti già in essere. Infine viene introdotta la «portabilità» del mutuo, stabilendo la nullità di clausole che limitino il diritto di surrogazione previsto dall'articolo 1202 del Codice civile. La surrogazione consiste nel fatto che un terzo possa sostituirsi al debitore originario nel pagare un debito senza che il creditore vi si possa opporre.
Dice, dietro garanzia di anonimato, il responsabile mutui di una grande banca: «alcune penali oggi arrivano fino al 5-6% e sono oggettivamente esagerate. Un intervento era opportuno, ma con gradualità, ponendo ad esempio un limite massimo. Per i nuovi mutui è pensabile a un incremento dei tassi di pochi decimi di punto per i fissi mentre per i vecchi contratti credo che i consumatori spunteranno buone condizioni. Il decreto prevede anche l'abolizione delle commissioni di massimo scoperto sui conti correnti, una misura destinata a impattare per miliardi di euro sui conti degli istituti e la mia impressione è che, per ottenere un addolcimento di questa disposizione, le banche sarebbero disposte a cedere qualcosa sulle penali». Perché potrebbero salire i tassi? Lo spiega Pietro Locatelli, presidente di Systema Mutui: «Le ragioni tecniche sono due. La prima è il sistema di ricopertura del finanziamento. Quando eroga un mutuo fisso, la maggior parte delle banche si cautela dal rischio di rialzo dei tassi stipulando con istituzioni finanziarie terze un contratto di swap, che permette di indicizzare l'incasso delle rate al costo del denaro. Gli swap hanno un costo che viene spalmato sul tasso ipotizzando che il finanziamento duri per tutto il periodo previsto. Senza poter contare su una penale di anticipata estinzione, le banche si cauteleranno ricaricando sul tasso il costo dello swap».
Inoltre molti istituti stanno cartolarizzando il loro portafoglio mutui, cedendolo a investitori istituzionali in cambio di obbligazioni. «L'operazione — continua Locatelli — porta un vantaggio molto interessante per chi la compie: per ogni mutuo acceso la banca ha l'obbligo di tenere a riserva il 4% dell'erogato. Liberandosi dai mutui, la banca sblocca anche la riserva. Nel valore di una cartolarizzazione si tiene conto delle penali, senza queste l'appeal per gli investitori istituzionali rischia di essere minore e per le banche che non cartolarizzano l'obbligo della riserva finisce per riversarsi sul tasso. La mia impressione è che, per favorire una minoranza di clienti che riescono a rimborsare prima, si finirà per penalizzare la grande maggioranza dei nuovi clienti». E, sia pure in misura minore, il problema dell'incremento dei tassi potrebbe riguardare anche i finanziamenti diversi dal tasso fisso. Riprende Anedda: «Sul mercato esistono oggi prodotti strutturati, come i finanziamenti a rata costante, che comportano maggiori costi di erogazione per le banche. Anche in questi casi è verosimile un leggero ritocco all'insù dei tassi». Meno problemi arrivano dalle altre due norme introdotte dal decreto. Sulla portabilità rimane, però, qualche dubbio. La norma così come è scritta sembra prevedere il semplice trasferimento del mutuo da una banca all’altra, mentre l’operazione può avere senso solo se c’è una rinegoziazione per strappare, presso il nuovo istituto, delle condizioni migliori. La semplificazione delle procedure di chiusura delle ipoteche vede invece tutti d'accordo, anche se, sottolinea Locatelli, «i mutui durano tra i venti e i trent'anni e quindi la disposizione è destinata a portare i suoi benefici molto avanti nel tempo».
FONTE: Il Corriere

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